Mi sono imbattuto in un’intervista che mi ha fatto riflettere profondamente sul mondo in cui viviamo.
Il filosofo Alain Deneault in un’intervista per la presentazione del suo libro “La Mediocrazia” ha toccato un nervo scoperto della società, descrivendo una rivoluzione silenziosa che sta cambiando il nostro modo di vivere.
“Non c’è stato bisogno di prendere la Bastiglia – dice l’autore canadese – o di sparare colpi di cannone“.
Il potere è stato conquistato in punta di piedi da quella che Deneault chiama la “mediocrità“.
Non tanto la mancanza di talento, quanto piuttosto la tendenza ossessiva all’uniformità e al conformismo. C’entra qualcosa anche il “leccaculismo”.
Mi ha colpito particolarmente come questo fenomeno si sia infiltrato in ogni aspetto della nostra vita.
Dal lavoro, dove le professioni si sono trasformate in mere “funzioni“, alla politica, dove il linguaggio aziendale ha sostituito quello civile (non siamo più cittadini, ma “partner“!).
Persino nelle università, gli intellettuali stanno cedendo il posto agli “esperti“, figure che si allineano docilmente alle logiche del sistema.
La cosa più inquietante? Questo sistema si presenta oggi come l’unica opzione “ragionevole“.
Chi osa pensare diversamente viene etichettato come irrealistico o pericoloso.
È quello che Deneault definisce brillantemente come “l’estremo centro“. Un’ideologia che cancella le differenze tra destra e sinistra, presentandosi come l’unica via possibile.
Ma non tutto è perduto.
Deneault individua diverse forme di resistenza, dai “mediocri in disparte” che scelgono di non partecipare al gioco, fino ai “fustigatori della mediocrazia” che cercano attivamente di cambiare le cose.
E forse, come suggerisce lui stesso, questi diversi gruppi potrebbero unirsi per creare un vero, anche se pericoloso, cambiamento.
Mentre rifletto su queste parole, non posso fare a meno di chiedermi:
in quale categoria mi colloco io?
E tu, ti riconosci in qualcuna di queste descrizioni?
Forse è tempo di guardarci allo specchio e chiederci se stiamo accettando passivamente questa “dittatura soft della norma” o se abbiamo il coraggio di pensare – e agire – diversamente.
Ho letto da qualche parte che un mediocre messo a capo di qualcosa, sceglierà come suo collaboratore una persona che lui ritiene più mediocre di lui.
Quando l’aiutante diventerà lui il capo, farà la stessa cosa abbassando ancora il livello della competenza generale.
Si continua così fino a quando il capo mediocrissimo non capendo, sceglierà, sbagliando, un aiutante meglio di lui ritenendolo un somaro.
E si riparte da lì per poi tornare a scendere lentamente ma inesorabilmente.
Lo vedo tutti i giorni in tanti settori.
Ma magari mi capita di leggere questi comportamenti perché pure io anche se non me ne rendo conto, non sono abbastanza sveglio. Il mediocre si sa che non se ne rende conto al volo di esserlo.
Chissà.
Fermati un attimo a pensare a chi ti viene in mente come mediocre di tua conoscenza? Perché almeno uno lo conosci anche tu no?